Buongiorno lettori!
Eviterò di domandarmi in maniera del tutto inconcludente come sia possibile che un altro mese sia del tutto trascorso e mi concentrerò, invece, sulle compagnie di carta che in queste ultime quattro settimane mi hanno tenuto compagnia – tra cambi di colore, zone, incertezze, etc…
I volumi letti nel corso del mese di aprile 2021 sono stati sei – e vi presenterò testi di natura e di contenuti davvero molto differenti tra loro e variegati. Iniziamo subito con questo nuovo #WrapUp!
1) Leggermente distopico, di Paolo Pajer (La Torre dei Venti)
Leggermente distopico. Il nuovo romanzo di Paolo Pajer – pubblicato da La Torre dei Venti nella collana Borea – affronta proprio i temi della libertà e del tempo, del loro utilizzo e del loro sfruttamento, del loro valore sociale, culturale e (anche se non sempre ne siamo davvero consci) economico. Raccontandoci, con ironia, fluidità e un costante accenno di ansia le vicissitudini di un tipizzato – quanto generalissimo – Giuseppe Rossi, un uomo comune giunto a superare il temuto mezzo del cammin della sua vita. Lavoratore assiduo, cittadino onesto, padre di famiglia senza eccessivi fronzoli o inciampi sul passato percorso, Giuseppe Rossi appare come il perfetto protagonista per l’idea di romanzo che Paolo Pajer sceglie di proporre al suo pubblico ignaro.
Di questo romanzo ne è uscita una recensione completa sul blog, che potete leggere cliccando qui.
2) Ma perché non te ne vai?, di Christian Coduto (Milena edizioni)
Sebastiano ha appena concluso gli studi secondari: l’ultima estate incosciente e appassionata della gioventù si apre ai suoi occhi – e a quelli dei suoi allegri coetanei, macchie di colore in eterno movimento. Ma le nubi sono pronte all’orizzonte, in agguato, in silenziosa attesa di chiamare a sé fastidiosi temporali carichi di intoppi, malumori e disillusioni. Sebastiano conosce se stesso – il sé con cui ha vissuto per la maggior parte del proprio tempo – ma non ha ancora trovato il coraggio di esprimersi completamente. Vivendo una vita a metà strada tra la ricerca di un’autoaffermazione, di caparbia autonomia, di fresca ribellione e il timore del giudizio altrui, il costante cedimento dinnanzi a maschere sociali, l’inconsapevole paura di non potersi più nascondere, il nostro giovane protagonista si trova a fronteggiare un’esigenza che molti di noi, alla sua stessa età, hanno incontrato: la necessità di indipendenza economica.
Anche in questo caso, potete trovare una recensione approfondita sul blog, cliccando qui.
3) La sposa del mare, di Amity Gaige (NNEditore)

Primo romanzo sorto dalla prolifica penna di Elizabeth Gaskell, Mary Barton si presenta come un perfetto embrione di quella che sarà la produzione successiva e caratterizzante dell’autrice. Le discrepanze sociali, il divario economico, le condizioni disagiate della classe lavoratrice dell’Inghilterra del 1800, i danni dell’industrializzazione, il vigore dei più deboli sono tutti ingredienti che trovano un loro spazio all’interno di queste pagine. Un romanzo che, però, non è riuscito a trasmettermi le classiche sensazioni che gli scritti della Gaskell sono riusciti in passato a farmi vivere – e questo, probabilmente, perché il tutto è ancora lievemente acerbo, nella padronanza autorale della scrittrice. Una storia, forse, troppo “allungata” e che va a smarrire i propri focus concentrandosi, invece, su aspetti meno interessanti di una trama debole.
Craig Brown ci propone questo mosaico composto da novantanove fotografie che ricostruiscono gli avvenimenti principali della vita, dei rapporti, delle relazioni e del carattere della principessa Margaret – la defunta sorella della Regina Elisabetta II d’Inghilterra. Un insieme di frammenti, visioni e prospettive circa la vita certamente poco ordinaria e sovente fuori dalle convenzioni di uno dei personaggi più estroversi della casa reale inglese. Un’idea lodevole se non fosse per alcuni aspetti che hanno reso la mia lettura leggermente critica: all’interno di queste pagine, infatti, troviamo tutta una serie di nomi, di personaggi e situazioni che vengono contestualizzate pochissimo e che risultano come degli accenni infruttuosi per chi non è già avvezzo alla biografia della principessa Margaret. In aggiunta, vi sono alcuni episodi che sembrano più appartenenti alla fantasia narrativa di uno scrittore che non all’accurata ricerca di un biografo. L’esito finale, ahimè, non è stato certamente dei migliori, ragion per cui non consiglio questa lettura.
Ho conosciuto Kate Chopin lo scorso anno (grazie ai Frammenti d’autore proposti da Caravaggio editore durante il primo, indimenticabile lockdown – potete trovare un mio commento cliccando qui) e, da quel momento, ho sempre desiderato affrontare un suo testo più corposo. L’occasione è arrivata proprio grazie a Il risveglio, un romanzo breve che, se ben contestualizzato (come andrebbe fatto ogni volta che si affronta un classico) può offrire validi spunti di riflessione. Il risveglio che dà il titolo al volume è, com’è facilmente immaginabile, metaforico e fa riferimento alla presa di consapevolezza e alla maturazione cosciente dell’eroina – Edna – circa la propria condizione matrimoniale. Infelice e insoddisfatta, Edna troverà un proprio “risveglio” tra le braccia, nel cuore e nella mente di Robert, un uomo che da sempre ruota attorno alla famiglia Pontellier. Si potrebbe pensare che si tratti di una banale storia di adulterio, se non fosse che Il risveglio risale al 1889 (e non ai giorni nostri, dove il tradimento è all’ordine del giorno, un atto perpetrato dall’umanità con una franchezza sconvolgente): da qui si comprendono l’urgenza, la complessità e l’anticipazione che Kate Chopin pone nelle azioni del suo personaggio femminile, dotandolo di una tempra, di un’audacia e di una presenza a se stessa che diventano fulcro dell’intero romanzo. La prosa dell’autrice, in determinati punti, inoltre, rende questo testo già godibile davvero interessante e, a tratti, emotivamente potente.