Buonasera lettori, giungo a voi con libri e mestizia!
Ahimè, le mie tanto attese vacanze estive – settembrine – sono sfortunatamente terminate. Sono rientrato dai miei amati monti con il cuore e la memoria pieni delle bellissime Orobie e di ogni splendore che offrono a chi le attraversa e… con diverse pagine lette e amate.
Ho, quindi, pensato di portarvi un piccolo excursus circa i volumi conclusi durante la mia settimana di vacanza – così, giusto per gradire (e spero gradirete!).

1) Ragione e Sentimento, di Jane Austen (rilettura)

Rileggere Jane Austen è una preziosità. Ogni volta assorbo qualcosa di nuovo, mentre torno sulle sue righe già amate. Lessi “Ragione e Sentimento“, l’ultima volta, nel 2015. Quante cose sono mutate, quanti inciampi e imprevisti. Da giovane mi sono sempre visto piuttosto simile a Marianne Dashwood, la sorella più emotiva e sentimentale, romanticamente esagerata, passionale. Forse lo sono stato; forse, segretamente, lo sono ancora. Eppure, in questa rilettura ho potuto scorgere tanto di me in Elinor, nel suo dolore silenzioso e – spesso – non compreso, non giustificato, posto in secondo piano perché considerato superabile, irrilevante.
Ingurgitare il dolore non significa alleggerirne la valenza. Può essere una forma di riguardo, di salvaguardia, di protezione. Abbiate rispetto per coloro che ingurgitano in silenzio il proprio dolore.
Immutato – anzi, accresciuto – è, invece, il disgusto verso John Willoughby (e qui, cara zia Jane lasciati dire che l’elegante maniera con cui gli permetti di giustificarsi continua a non convincermi): la vanità, la menzogna, l’opportunismo, la cattiveria. Solo chi ha incontrato un Willoughby sul proprio cammino potrà capire. Io capisco. Tutto.
Edward Ferrars e il Colonnello Brandon restano due metà della medaglia del cuore. Anche oggi non so esprimermi. Rimangono fluttuanti tra le reciproche possibilità. E di nuovo, su questo argomento (e, quindi, su tutto il romanzo) resto ancorato alla dicotomia che ne rende emblematico il titolo: a quale dimensione del mio “io” consegnare la direzione del mio esistere? Forse lo scoprirò tra sei anni, alla prossima rilettura.

2) L’ultima notte della nostra vita, di Adam Silvera

Mateo e Rufus stanno per morire. Ne sono certi. Lo sanno perché entrambi hanno ricevuto la decisiva telefonata da Death-Cast. Il verdetto è l’epilogo; entrambi sono inevitabili. Mateo e Rufus sono due estranei e sono più simili di quanto non si immagini. Di certo sono legati dalla medesima sorte. Il Destino li fa incontrare, li rende “Ultimi Amici” e, forse, anche qualcosa in più.
L’Ultima Notte Della Nostra Vita” è un romanzo di cui si conosce la conclusione dall’incipit. Quello che lo rende speciale è la scoperta condivisa tra noi lettori e i due giovani protagonisti. In un crescendo d’emotività (ho versato parecchie lacrime dalla seconda metà in poi), la penna di Adam Silvera si spinge tra i meandri del senso dell’esistere, sfiorando i temi del Carpe Diem, del reale valore dei legami, della necessità di essere se stessi, dell’importanza di un addio, del concedersi il lusso di essere felici, del comprendere che i legami preziosi spesso sorpassano la biologia, il sangue e le aspettative.
Resto ancora un po’, tra Nettuno e Plutone, ad ascoltare i suoni dei pianeti prima di andare via; mi fermo a scegliere di non scattare altre foto in bianco e nero; chiudo gli occhi in un abbraccio sincero – mentre mi butto nel vuoto, perché non ho più paura. Intenti per il futuro; tentativi e variazioni. Grazie Adam per le lacrime che mi hai donato.

3) In fuga dal cielo, di Paola Tosi

Il Comandante Principe Fulco Ruffo di Calabria fu aviatore, eroe e asso del Servizio Aeronautico italiano durante la Prima Guerra Mondiale. Tra le pagine di “In Fuga Dal Cielo” – ed. Marsilio – Paola Tosi trae ispirazione dal personaggio storico (e politico) per stendere una narrazione e presentarcene la prospettiva più umana.
È proprio questa scelta iniziale e consapevole, a mio avviso, a costituire l’essenza più interessante di questo testo: grazie alle visioni di Paola Tosi e del suo personalissimo Fulco Ruffo di Calabria, infatti, ci è possibile avvicinarci al sentire umano di colui che sta dietro a una divisa – nonché al suo interno. L’umanizzazione della figura militare, il suo avvicinamento alla quotidianità, ai quesiti meno politici e più d’anima, l’ammissione delle fatiche, dei compromessi e delle rinunce rende l’aviatore più simile a noi lettori – entrambi (e nello stesso momento) avvolti dalla stasi dell’osservazione, dell’ascolto, del risveglio.
La penna di Paola Tosi ci racconta dell’uomo celato dai gradi militari, dai ruoli sociali, dalle ambizioni familiari, dalle atrocità della politica e dalla decadenza del mondo; e lo fa spiegandoci che dietro a tutto questo restiamo i medesimi esseri umani pronti a porsi domande e a perdersi fra i ‘perché?’. Un testo che si fa forza delle riflessioni – sull’etica, la politica, l’amore, la Patria, il divenire e il perdono – scorrendo tra le dita con fluidità e senso.

Alla prossima!
Buone letture, sempre, a tutt*!

M.