“Nella stanza chiusa”, di Frances Hodgson Burnett – la recensione

Nella stanza chiusa si è rivelata una breve lettura che mi è piaciuta; l'ho trovata, al contempo, malinconica e un po' creepy, rassegnata e vibrante. Un racconto che tratta un tema non lieto, ma che non lascia nel lettore una sensazione negativa o troppo triste. Sembra quasi che la Burnett voglia farci intendere di essere finalmente giunta - al termine della storia - a un'accettazione fatalista del Destino mortale dell'umanità e di essere riuscita, dopo quattordici anni, a scendere a patti con l'abbandono prematuro del suo piccolo Lionel.
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“Un’insolita Mary”, di S. M. Klassen – la recensione

La protagonista di queste pagine è proprio Mary Bennet, la sorella meno contesa tra le donne del mio amato Orgoglio e Pregiudizio, capolavoro - ma c'è davvero bisogno di dirlo? - di Jane Austen. Quando ho letto di questa novità editoriale non ho potuto fare a meno di dimostrarmi più che incuriosito. Il personaggio di Mary Bennet, infatti, resta, a mio avviso, uno dei più interessanti presenti nel romanzo austeniano.
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“Disincanto” e l’importanza dell’abbandono delle aspettative

Un articolo interamente dedicato al mio nuovo romanzo, uscito il 18 maggio 2020 sotto l'ala protettrice della casa editrice Literary Romance. Sto parlando di Disincanto, il mio quinto figlio di carta, un libro che ho deciso di ambientare nella mia amata Inghilterra, in una realtà fittizia di metà Ottocento. Ebbene sì, sono tornato nella verdeggiante, piovosa e confortante campagna inglese; questa volta, in compagnia della famiglia Hardy.
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