“Nella stanza chiusa”, di Frances Hodgson Burnett – la recensione

Nella stanza chiusa si è rivelata una breve lettura che mi è piaciuta; l'ho trovata, al contempo, malinconica e un po' creepy, rassegnata e vibrante. Un racconto che tratta un tema non lieto, ma che non lascia nel lettore una sensazione negativa o troppo triste. Sembra quasi che la Burnett voglia farci intendere di essere finalmente giunta - al termine della storia - a un'accettazione fatalista del Destino mortale dell'umanità e di essere riuscita, dopo quattordici anni, a scendere a patti con l'abbandono prematuro del suo piccolo Lionel.
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“Un’insolita Mary”, di S. M. Klassen – la recensione

La protagonista di queste pagine è proprio Mary Bennet, la sorella meno contesa tra le donne del mio amato Orgoglio e Pregiudizio, capolavoro - ma c'è davvero bisogno di dirlo? - di Jane Austen. Quando ho letto di questa novità editoriale non ho potuto fare a meno di dimostrarmi più che incuriosito. Il personaggio di Mary Bennet, infatti, resta, a mio avviso, uno dei più interessanti presenti nel romanzo austeniano.
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#RagazziTraLePagine: “Tre vivi, tre morti”, di Ruska Jorjoliani – la recensione

Questo romanzo narra le vicende di personaggi collegati tra loro, ma - al contempo - separati a livello spazio-temporale. La narrazione all'interno del romanzo, infatti, si snoda tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta del Novecento e include le vicissitudini quotidiane ed emotive di personaggi che sono inseriti appieno nel contesto storico-culturale del loro tempo. Un tempo che non tiene conto dei consueti ritmi di vita, poiché si tratta di momenti storici scossi da enormi difficoltà e cambiamenti sociali.
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“La resilienza del Bosco”, di Giorgio Vacchiano – la recensione

L’uomo è stato - ed è tutt’oggi - il maggiore distruttore della bellezza del pianeta; paradossalmente, la salvaguardia della Terra potrebbe partire dalle mani e dalle consapevolezze del suo stesso carnefice. È dall’uomo che può ripartire la ri-costruzione di un equilibrio tra uomo e Natura: noi umani dovremmo soltanto comprendere che la resilienza del bosco è, anche, la nostra resilienza. [E] forse non è un caso che la parola “umano” derivi dal latino “homo”, dalla stessa radice di “humus”, Terra. La sopravvivenza della Terra getta le sue radici di speranza in un equilibrio ancora da scoprire.
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